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La luce nei luoghi di lavoro, normativa e parametri

Il benessere visivo e la sicurezza sono i principali requisiti di una illuminazione corretta nei luoghi di lavoro. Il confort visivo è una necessità essenziale dell’uomo che può influenzare le prestazioni lavorative. Alcuni studi affermano che una corretta illuminazione in un ufficio può aumentare la produttività fino al 18%. I lavoratori negli uffici possono sentirsi più affaticati in presenza di un impianto che produce abbagliamento, ovvero quella sensazione visiva prodotta da superfici di elevata luminanza all’interno del campo visivo che può essere percepito come abbagliamento molesto, o diretto, o come illuminamento debilitante o riflesso. 

C’è una normativa che va a definire i parametri illuminotecnici per tutti i luoghi di lavoro: la UNI EN 12464-1. Secondo questa norma, per creare un equilibrio nella distribuzione della luce va tenuta in considerazione la luminosità di tutte le superfici e i riflessi e contrasti che si determinano. E’ fondamentale evitare che fonti luminose brillanti possano causare abbagliamento e bisogna provvedere ad una loro adeguata schermatura. L’illuminazione oggetto della norma può essere fornita dalla luce diurna, dalla luce artificiale o da una combinazione di entrambe. Tra i parametri considerati per determinare l’ambiente luminoso ci sono la distribuzione dell’illuminazione, la direzione della luce che illumina gli spazi interni, la variabilità della luce (livelli e colori della luce) e l’abbagliamento.

Quando ci si avvicina alla progettazione illuminotecnica di un luogo di lavoro si devono considerare alcuni parametri tecnici come l’illuminamento medio, l’UGR, l’illuminamento verticale e il modellato. Questi parametri, in base ad una formula matematica, andranno a definire la corretta distribuzione della luce. Secondo la normativa l’illuminamento medio che si deve avere nell’area di lavoro operativa dovrebbe essere di 500 lux. I valori dell’illuminamento medio mantenuto si riferiscono a condizioni

visive abituali e tengono conto di alcuni fattori tra cui gli aspetti psico-fisiologici, i requisiti dei compiti visivi, l’ergonomia della visione. L’UGR è la valutazione dell’abbagliamento molesto ma non del singolo corpo illuminante bensì di tutto il contesto illuminotecnico all’interno di una stanza di lavoro. Bisogna quindi considerare tutti i vari aspetti come le pareti e le superfici che vanno ad interagire e possono disturbare i vari corpi illuminanti. Meno conosciuto è l’illuminamento verticale che tiene in considerazione la quantità 

di luce presente in un punto sviluppato in verticale. Il suo scopo principale è di rendere visibili le proporzioni spaziali e i limiti spaziali. Infine, abbiamo il parametro modellato che è il rapporto tra l’illuminamento orizzontale e quello verticale che va a dettare la qualità di come si distribuisce la luce, soprattutto nel caso di oggetti tridimensionali (es. un volto umano). Una buona illuminazione orizzontale e verticale è indice di poche ombre e una chiara visione delle persone che ci stanno intorno. 

Una corretta illuminazione può aumentare la produttività fino al 18%

Uno dei compiti più difficili per un lighting designer è quando ci si trova di fronte a grandi spazi come gli openspace. L’esigenza sarà di cercare di capire come progettare un impianto in modo tale da soddisfare una serie di requisiti che vanno dalle normative dal rispetto dei valori, dall’UGR, dall’abbagliamento e i livelli di illuminazione in base alle diverse funzionalità dello spazio. Per garantire 500 lux normalmente in una prima fase si tende a predisporre i corpi illuminanti in modo tale da ottenere i valori su tutto il piano utile esagerando in alcuni casi. In realtà le aeree dovrebbero essere trattate in maniera diversa per non sovraccaricare l’impianto (ad esempio nei corridoi o aree di passaggio la normativa richiede 100 lux). Ecco che si dovrà andare verso una standardizzazione del progetto illuminotecnico che tuttavia rischia di avere un processo inevitabilmente deficitario. Inoltre, questo tipo di distribuzione offre minore flessibilità nel caso in cui in un secondo momento si decida di cambiare l’allestimento e il posizionamento delle aeree operative. Sarà molto importante quindi un attento studio e una capacità di visione per poter ridurre al minimo i problemi e ottenere dei risultati in linea con i requisiti richiesti dalla normativa.

Una corretta illuminazione può aumentare la produttività fino al 18%

Uno dei compiti più difficili per un lighting designer è quando ci si trova di fronte a grandi spazi come gli openspace. L’esigenza sarà di cercare di capire come progettare un impianto in modo tale da soddisfare una serie di requisiti che vanno dalle normative dal rispetto dei valori, dall’UGR, dall’abbagliamento e i livelli di illuminazione in base alle diverse funzionalità dello spazio. Per garantire 500 lux normalmente in una prima fase si tende a predisporre i corpi illuminanti in modo tale da ottenere i valori su tutto il piano utile esagerando in alcuni casi. In realtà le aeree dovrebbero essere trattate in maniera diversa per non sovraccaricare l’impianto (ad esempio nei corridoi o aree di passaggio la normativa richiede 100 lux). Ecco che si dovrà andare verso una standardizzazione del progetto illuminotecnico che tuttavia rischia di avere un processo inevitabilmente deficitario. Inoltre, questo tipo di distribuzione offre minore flessibilità nel caso in cui in un secondo momento si decida di cambiare l’allestimento e il posizionamento delle aeree operative. Sarà molto importante quindi un attento studio e una capacità di visione per poter ridurre al minimo i problemi e ottenere dei risultati in linea con i requisiti richiesti dalla normativa.

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